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Era il giorno prima del test delle Professioni Sanitarie e su Facebook avevo qualche centinaio di messaggi ancora da leggere.

Generalmente, se devo rispondere ai messaggi, cerco di dare la precedenza a tre tipologie di persone:

  1. Chi ha fatto consulenza o lezioni per il test con me.
  2. Chi ha acquistato Wikibio.
  3. Chi è sempre presente ed attivo sui gruppi, di cui mi ricordo quindi il nome.

In questo grande mare di messaggi contenenti tutto e di più, c’era quello di Isotta: iscritta al gruppo riservato agli studenti di Wikibio ed una delle persone più attive sulla Facebook Community.

Aprii il messaggio, pensando avesse bisogno di qualcosa riguardante Wikibio, e mi ritrovai questo:

 

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Ciao Sher probabilmente in questi giorni di messaggi te ne saranno arrivati fin troppi, forse sarai pieno anche stasera.

So che questo sarà anche un po’ lungo, se vuoi puoi non leggerlo, ma si tratta di parole che intendo comunque farti arrivare.

Volevo ringraziarti di cuore per tutto quanto, per la vicinanza che hai saputo, pur non conoscendoci, dimostrare a me e a tante altre persone, per tutta la tua incredibile generosità e pazienza, per la motivazione che sono riuscita a ritrovare dopo ogni tuo singolo post.

Quest’anno sarà la seconda volta che proverò il test delle professioni sanitarie ad Ancona cercando di ottenere un posto a logopedia, e non so quello che potrò trovare, ma qualcosa mi dice che qualsiasi problema mi sarà posto davanti, io riuscirò a risolverlo, perché è così, perché in tutto questo tempo non ho fatto altro che allenarmi a risolvere problemi, perché la vita stessa è un continuo fronteggiarsi con i problemi.

La mia storia è piuttosto divertente… non avevo mai sentito parlare delle professioni sanitarie a scuola, neppure alle giornate di orientamento, le uniche facoltà esistenti sembravano essere: medicina, ingegneria, giurisprudenza ed economia, stop.

Io vengo da un liceo classico, ho sempre detestato tutto ciò che riguardava le scienze, perché non mi sono mai state insegnate bene, mai con interesse, mai con passione, e credevo che sarei finita a lettere, perché mi sembrava l’unica strada possibile, l’unica che io sarei stata capace di seguire.

Poi ho capito che stavo sbagliando, che al giorno d’oggi è importante aprire i nostri orizzonti per provare a capire almeno un poco il mondo, anche quando questo diventa più complicato, quando implica serie difficoltà, soprattutto in quei momenti, piuttosto che restare a crogiolarsi in quel piccolo angolo di mondo che si conosce alla perfezione.

E per questo, dopo una serie di avvenimenti che mi hanno portato ad avvicinarmi a logopedia, ho scelto la strada sconosciuta, quella delle “materie difficili”, e l’ho scelta tardi, ormai era fine luglio quando ho comprato gli Alpha Test per le professioni sanitarie.

Ho avuto un mese o poco più per studiare, ho studiato poco e male, non prendendo mai tutto davvero sul serio, e partendo da basi belle scarse.

Il mio punteggio al test è stato 50. 50, così tanto, dopo aver lavorato così poco, e sul momento anche quel 50 mi sembrava davvero poco.

Ci sono poi stati degli scorrimenti, l’ultimo dei quali si è fermato alla persona prima di me.

Dopo tutto, per una singola persona, per qualcosa come 0.2 punti, io non sono entrata.

Torno quest’anno non con una preparazione perfetta, non credo che una preparazione possa mai dirsi tale, ma con una motivazione che supera di dieci volte quella che avevo l’anno scorso, e di questo mi rendo pienamente conto.

Torno quest’anno convinta di tutto l’impegno che ci ho messo, delle lacrime, e sono state parecchie, che ho versato in questo anno quando tutto all’improvviso è sembrato complicarsi, quando mi sono vista precipitare in un buco nero perché credevo di aver perso ogni possibilità.

Ma bisogna sempre cadere per potersi rialzare, no?

Come ho detto prima, la vita è un continuo risolvere problemi, ma se questi problemi porteranno al mio sogno, a quello che davvero voglio fare e voglio essere… è proprio arrivato il momento di affrontarli.

Perché non dovrei farcela?

Posso farcela.

Voglio farcela.

Ce la farò.

Grazie di tutto.

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E dopo qualche settimana, ecco un altro messaggio:

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E come tutte le altre storie, di grande sacrificio, dedizione e tanto coraggio, anche questa di Isotta non poteva non finire sul Blog.

Tutto questo sperando di darti quel pizzisco di motivazione in più per non mollare.

Parola a Isotta!

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Ciao a tutti!

Quest’anno ho finalmente passato il test delle professioni sanitarie, e sono entrata a Logopedia!

Il percorso che mi portato a provare il test è piuttosto strano: quando andavo al liceo non avevo neppure idea di cosa fossero le professioni sanitarie, a parte infermieristica.

Ma partiamo dalle basi!

Avevo scelto il classico, perché sin da piccola avevo amato alla follia leggere e scrivere, e per questo motivo mi sentivo orientata verso facoltà umanistiche quali lettere o filosofia.

Di questo, però, non ero mai pienamente convinta.

C’era sempre una domanda che mi frullava in testa:

“E poi? E poi, che faccio? È veramente questo quello che voglio essere?”

E così arrivai alla fine delle superiori spaesata, completamente indecisa e disorientata da tutte le persone che conoscevo, che sembravano già decise e proiettate verso il loro futuro.

Medicina, giurisprudenza, economia, ingegneria, erano state le uniche facoltà di cui avevo sentito parlare alle giornate di orientamento, ma nulla sembrava appassionarmi, e quando poteva sorgere un interesse, la mia mente lo scacciava dicendo:

“tanto non ne sarei capace! Non sono mai stata portata per quello!”

Finché un giorno, per caso, avevo accompagnato una mia amica dall’estetista, con la quale poi avevo iniziato a chiacchierare.

Mi raccontò che anche lei aveva frequentato il classico, provato il test delle sanitarie per logopedia senza passarlo, e poi rinunciato, e mi fece una lunga descrizione riguardante proprio queste strane professioni sanitarie.

Tornai a casa, e davanti la porta trovai un volantino pubblicitario.

Un volantino dell’Università politecnica delle Marche.

E in quel momento capii di aver sbagliato tutto.

Fino a quel momento non avevo fatto altro, come molte persone che conoscevo, che nascondermi, e vivere nascosta in quel piccolo angolo di mondo che conoscevo alla perfezione.

E invece no, mi resi conto all’improvviso che è importante aprire i nostri orizzonti per provare a capire almeno un poco il mondo, anche quando questo implica serie difficoltà, anzi soprattutto in quei momenti, invece di crogiolarsi nell’ovvio.

Ma soprattutto il mio più grande errore era stato pensare che non ce la avrai fatta.

Con questo, mi ero praticamente fasciata la testa in partenza.

Decisi di fare questo salto nel vuoto e a fine luglio iniziai a studiare per il test, sapendo di avere ben poco tempo ma non rendendomene pienamente conto, a volte mi demoralizzavo, mi distraevo, pensando che sarebbe stato tutto troppo difficile per me.

Il risultato fu di 50.6 punti, non pochi, ma neppure sufficienti per farmi entrare.

Gli scorrimenti si fermarono a fine novembre a circa 51…

La delusione e l’amarezza furono così forti da farmi finalmente aprire gli occhi, da farmi capire chi ero, cosa volevo e soprattutto cosa ero capace di fare: qualunque cosa.

Fu in quel periodo che scoprii i gruppi di Sher, e iniziai a frequentarli spessissimo in cerca di domande, consigli, cercavo di aiutare chi ne aveva bisogno.

Non ringrazierò mai abbastanza Sher stesso e i post che ogni tanto scriveva che mi aiutavano a recuperare la forza.

Mi iscrissi a Biologia e trascorsi un anno intero con un solo pensiero: entrare, e basta.

Non era facile seguirla, erano materie che continuavano a non piacermi, ma sapevo che era necessario, anche se davvero stancante.

Seguendo Sher scoprii Wikibio, libro che mi ha davvero ridato la speranza, libro che per una volta tanto mi ha fatto dire: certo che se passerò, tutta questa biologia un po’ mi mancherà, libro sul quale più passavo tempo, più mi sembrava di affezionarmi agli argomenti stessi.

E capii che forse stavo finalmente prendendo la strada giusta.

Quando tutto diventava stressante, mi calmavo guardando un video trovato su Internet, e mi ripetevo alcune parole:

Qual è il tuo sogno?

Cosa accende la tua scintilla?

Non puoi non ottenere ciò che davvero vuoi. Devi volerlo con ogni singola parte di tutto il tuo cuore.

Dovrai lottare? Si, dovrai lottare tanto! Fallirai, tante volte, ma chi le conta?

La mattina del test, seppure agitata, seppure non con una preparazione perfetta, ero determinata.

Ero consapevole dell’impegno e delle lacrime versate sopra il mio unico obiettivo, e sapevo quello che volevo.

Lo volevo con ogni singola parte di tutto il mio cuore.

E così, nonostante le mie piccole e stupide distrazioni che mi avrebbero portato anche più in alto, ho ottenuto un 59.5, e anche se per scorrimento, posso dire di avercela fatta anche io.

Non saprei bene cosa consigliare a chi deve affrontare il test, probabilmente vi suggerirei di non arrendervi mai, di sentire gli occhi che vi brillano quando parlate di quello che volete fare, di nominare quel posto con il vostro nome come fosse un modo di essere, perché è così.

Vi direi di non aver paura ad affrontare i problemi che vi vengono posti, perché la vita è un continuo affrontare i problemi, gli stessi problemi che possono condurvi al vostro sogno!

Non abbiate mai paura di provare, tentare, sbagliare, cambiare strada, perché il vostro futuro è quello che solo voi decidete di diventare.

Io studio Logopedia, adesso.

Nulla si ottiene senza sacrificio e senza coraggio. Chi ha ragione, ed è capace di soffrire, alla fine vince.

Un abbraccio a tutti!

Isotta

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