Lettera di una studentessa di Medicina

27 Agosto 2016

Ma tutto questo impegno, tutto questo sacrificio, tutto questo investimento in termini economici e di tempo, mi porterà dall’altra parte?

 

A pochi giorni dal test di ammissione è questa la domanda che rappresenta il riassunto di ciò che pensa un futuro medico o professionista sanitario. Domanda assolutamente valida che, purtroppo, senza una risposta, porta a dubitare sempre di più della propria preparazione e delle proprie capacità.

Ho scritto guide su come prepararsi per il test di ammissione e su come affrontarlo con una strategia efficace, ma su questo blog, a pochi giorni dal test, è necessario qualcosa che vada oltre alla preparazione, qualcosa che valga per tutti, in tutto per tutto.

Questa volta non sarò io a parlarvi ma qualcuno che ha da dirvi molto altro che una semplice guida how to.

Una persona con una determinazione invidiabile, fortissima d’animo, che crede nel sorriso e nel bene verso il prossimo e che partecipa a progetti di tipo umanitario sia livello locale che internazionale. E non è finita qua.

Non ti faccio aspettare di più, le lascio la parola ringraziandola per il tempo dedicato.

Ricordati il like al post come feedback e eventuale commento in fondo all’articolo.

Buona lettura!

 

Ciao a tutti, se siete qui è perché dei giovani valorosi hanno vinto l’ultimissima #sfidaconSher di quest’anno, i miei complimenti a loro, bravi ragazzi.

Io sono Anwal, studio all’università degli studi dell’Insubria, e a ottobre inizierò il mio quarto anno di medicina. Non vedo l’ora!

Quest’opportunità di scrivere per voi mi capita proprio nel momento in cui più avevo bisogno di raccontare.
Sono tornata da Bucharest settimana scorsa, dopo la terza tappa del progetto erasmus plus “Stay Human” al quale partecipo da aprile, le emozioni sono ancora vivide nella mia mente, forse riuscirò a trasmettervene alcune.

So che siete sotto stress per il test, immersi nello studio fino al collo, pieni di aspettative e speranze, tenetevi strette le vostre motivazioni e desideri, ma non dimenticatevi di vivere nel frattempo, di coltivare le vostre passioni.

Questo articolo sarà particolarmente un elogio di tutto ciò che non è studio.

Avevo deciso di fare medicina solo qualche mese prima della maturità, ai miei occhi questa facoltà era come l’Everest per gli alpinisti, ero saltata da un corso all’altro come un grillo, e proprio in un open day a Milano che avevo conosciuto Sher.

Col tempo arrivò la patente, e poi la maturità, e come un regalo inaspettato la possibilità di partecipare a uno youth exchange in Germania sul concetto di Europa, questo fu il mio primo progetto erasmus plus, e manna dal cielo, mi permise di rigenerare tutte le energie consumate nel 5° anno per iniziare la marcia verso il test.

I miei ricordi sono fissi su immagini di me china sui libri, ma non mi sembra di aver sofferto ansie o stress.

Avevo provato sia il test per medicina che quello per fisioterapia, il secondo l’avevo passato nell’università di Modena e Reggio Emilia (provincia dove abitavo) e il primo con la graduatoria nazionale a Varese.

Sono di origini pakistane, e non è comune che una ragazza si allontani dalla famiglia per lo studio, anzi, è veramente raro, eppure, grazie ad un feedback positivo nel giro di due giorni mi immatricolai a Medicina. 

Era inaspettato il mio trasferimento, nuove persone, nuovo posto e una libertà viva e vibrante, fresca ma piena di responsabilità.

Ora mi sento padrona del mio destino, solo tre anni fa non avrei mai pensato di poter andare in giro per l’Europa da un giorno all’altro, di cantare nel coro dell’università, di essere partecipante attiva della mia associazione Colori del Vento, di essere rappresentante degli studenti e al contempo riuscire a superare tutti gli esami ai primi appelli con successo.

Perché elenco le cose che faccio? Vorrei che voi vi rendeste conto che la vita non va in pausa nei 6 anni che farete medicina o i 3 di una professione sanitaria, che scorre in ogni istante, e ogni istante merita di essere vissuto fino alla sfumatura più invisibile del suo essere frammento indistinguibile del tempo.

Il percorso che intraprenderete, sarà parte del vostro cammino, ma c’è un mondo infinito oltre l’ansia prima degli esami.

Vedo compagni di classe disperati, piangere perché i livelli di stress sono talmente tanto alti da saturare la soluzione della vita.

Quegli stessi esami li ho fatti anch’io, se no non sarei alle porte del quarto anno con un solo esame da 3 crediti da fare a settembre, ma ho fatto anche tanto altro, ho vissuto, e forse mai nei miei 22 anni di vita ho vissuto così intensamente come negli ultimi tre anni di università.

Ho imparato che è la qualità, la concentrazione e il metodo, che fanno la differenza nello studio.

Non sono una studentessa eccelsa, non lo sono mai stata, ma gli anni del liceo mi hanno forgiato, ho imparato a studiare, a gestire i tempi, a schematizzare efficacemente e a impegnarmi come dio comanda, questo mi è bastato per fare il necessario in tempi veloci, soprattutto perché ho sempre avuto una borsa di studio da mantenere.

So che avete paura di fallire, di non potercela fare, avete mille dubbi, ma il test di ammissione dovrà fare una selezione.

Se non entrate nel corso di vostra prima preferenza, non fatene una tragedia, anche Sher non l’aveva passato, ma credo che se l’avesse fatto subito ora voi non sareste qui a leggere la mia esperienza, e neppure avreste avuto l’opportunità di prepararvi come ora state facendo tramite le mega guide e tutti i gruppi Facebook dedicati a voi.

Non essere ammesso gli è servito a trovare la sua passione, e scoprire dietro strati di personalità quello che gli piace fare e quello in cui è veramente bravo; non credo lo avrei visto altrettanto soddisfatto e cosciente di sé se non avesse avuto quell’anno di pausa da fisioterapia.

E io? Cosa ne sarebbe stato di me?

È difficile pensare a posteriori, ma la mia vita non si sarebbe fermata, di questo sono sicura.

Se avessi avuto le conoscenze di ora sarei certamente partita per il servizio volontariato europeo (SVE), informatevi se vi capita di avere un anno sabbatico: per 10 mesi avrete vitto e alloggio gratuiti, e la possibilità di fare un’esperienza all’estero in materie sociali tra altri giovani, e chissà magari trovare la vostra passione.

Ogni istante passato a studiare mi fa star bene, non riuscirei ad immaginarmi lontana dai miei libri. Il mio esame preferito è stato anatomia, non mi sono mai divertita così tanto per una materia: disegnavo i muscoli, e passavo ore a meravigliarmi davanti al sistema nervoso.

Ma quando sarete dentro il sistema vi renderete conto che molte volte bisogna studiare in una determinata maniera, farsi domande vecchie, leggere le sbobinature per passare l’esame, e questo purtroppo ha effetti sulla preparazione complessiva. 

Infatti la qualità di nozioni per un esame preparato da un libro di riferimento (che vi consiglio almeno di leggere una volta) non è paragonabile ad un esame preparato usando appunti e le sacre sbobinature.

Il mio maestro di Corano mi diceva che Dio prende l’impegno e lo distribuisce sul tempo della vita come burro sul pane, quindi a volte può capitare di impegnarsi tantissimo ma non avere successo, e altre in cui senza troppo impegno si possono prendere voti molto alti, mi piace pensare che sia così, spiega molte cose questa teoria.

È strano ritornare a scrivere dopo così tanto, una volta narravo storie per Yalla Italia, il blog per seconde generazioni più importante d’Italia, purtroppo non più attivo per mancanza di fondi.

Ora sono rimasta con le mie tempeste di parole in testa, senza riuscire a dar loro i prati sui quali piovere e i campi da fertilizzare.

A proposito di storie vi racconto la mia prima esperienza di tirocinio.

Erano giornate d’ottobre molto sonnacchiose, e io tutta linda nel mio camice bianco e il Littman stile ghetto ero carichissima.

La durata del tirocinio era di una settimana in chirurgia toracica, ogni mattina si iniziava con la riunione dei medici, e lo studio dei casi clinici, era davvero interessante, come se fossi a una lezione più interattiva.

A ciò seguiva poi la visita dei malati e la valutazione in real life delle situazioni prima discusse.

Un giovedì dopo una di queste visite stavo passeggiando per il corridoio quando vidi la moglie di un paziente in agitazione, avevano portato suo marito per una biopsia e ancora non era ritornato dalla sala operatoria.

La signora non aveva fatto colazione e non voleva allontanarsi dalla stanza per paura che lui tornasse e lei non fosse lì ad attenderlo; mi offrii volontaria per andare a controllare come mai non fosse ancora arrivato, ma fortunatamente mentre scendevo da un ascensore lui veniva portato su dall’altro.

Purtroppo la patologia di cui soffriva aveva una prognosi molto infausta, ma loro continuavano a sperare in una molecola magica che lo potesse salvare.

 

 

Il venerdì dopo il giro visite rimasi ancora con lei, ad ascoltare la sua storia: aveva un figlio e un nipote che rendevano la sua vita gioiosa, ma la malattia del marito le faceva tremare la voce ogni volta che si riferiva a lui.

Ebbi l’opportunità di vedere la coppia solo per un altro giorno, il mio ultimo giorno in reparto.

Prima di andare via definitivamente passai a salutare i pazienti, e quando mi avvicinai a lei, dopo un abbraccio molto caloroso mi diede una caramella di vetro, mi augurò di rimanere dolce con i miei pazienti come ero stata con loro, di non dimenticarmi nel corso degli anni il bene che può fare un sorriso…

Non fui capace di pronunciare una parola, e dopo un ultimo abbraccio me ne andai per non scoppiare a piangere nella stanza.

Era stata una lezione di umanità che non dimenticherò mai, e ci sarà la caramella a ricordarmi di provare ad ascoltare come avevo fatto al tirocinio.

C’è da dire però che come studentessa posso permettermi il lusso di dedicare tempo ai pazienti, posso legarmi a loro in quanto non sono mia responsabilità, e poi perché un paziente all’anno non è un gran sacrificio emozionale, quindi sarà una sfida non diventare distaccata per salvarmi dal dolore.

Quel paziente è morto qualche mese fa, non ho avuto più l’occasione di stringere la mano alla sua bella moglie e dirle che mi dispiace.

I was supposed to talk to you about medicine, my experience, and to motivate you more and more but actually, my mind is overflowing with excitement and hope, perdonatemi per il language switch ma non ho ancora trovato una traduzione che mi convinca di “I was supposed to”, e la colpa è tutta dei miei viaggi.

Perché ora vi parlerò semplicemente come Anwal, cercando di raccogliere in poche frasi tutti gli aspetti che formano la mia persona.

La cosa della studentessa di medicina che ha superato il test e prosegue negli studi con successo sono solo un pezzo di me, un pezzo importante, ma quello che rende la mia vita così piena di meraviglie è che il mondo, le persone, mi hanno permesso di sentire i loro spiriti dentro di me, gli sguardi che mi sono stati indirizzati mi hanno regalato parte della vita che lì scorreva.

E in mezzo a questa ineffabile realtà ho sentito di diventare una cosa sola coll’ambiente che mi accoglieva.

Non ho parole per esprimere quello che mi sta succedendo, i miei pensieri sono come la Ferrari, e la mia capacità esplicativa una bici Graziella.

In questa matassa di vita i desideri tengono accesi il falò del mio spirito.

Sono una sognatrice, questa forse è l’unica descrizione che mi calza, adoro studiare, ma in questo momento l’unica cosa di cui mi importa è lasciarmi trasportare dall’ondata di speranza e la volontà di costruire una realtà più vicina possibile alla visione che alimenta le mie notti.

La parte più bella di questo Hindu Kush di pensieri è che “you may say I’m a dreamer, But I’m not the only one”: la presenza di altri sognatori con me mi permette di poter trovare uno spazio, e di contenermi, così da poter volare più alto di Icaro senza bruciare le mie ali, perché ci sono loro a tener lontano le fiamme del sole.

In tutte queste parole però non mi sono dimenticata che state vivendo un momento molto difficile, lo so bene perché l’ho vissuto anch’io.

E magari questo inno alla vita non vi raggiungerà subito, ma lasciate che i veli di preoccupazione si diradino e si spostino per lasciare al vostro cuore la possibilità di ristrutturare le connessioni con i vostri cari, amate se potete, e fatevi amare, perché il tempo delle preoccupazioni è solo tempo rubato a tutti i momenti sorprendenti che potreste vivere.

Ormai potete solo lasciare passare i giorni, consolidare le conoscenze con quiz e teoria. La vostra calma sarà la vostra migliore amica al test, la serenità, e la fiducia in voi stessi.

Cari lettori, voi che siete arrivati fino a questo punto, vorrei ringraziarvi accendendo per voi una candela di preghiere e desideri, prendete quello che più aggrada oppure prendete tutto, e lasciate per me, che scrivo dietro questa tastiera, uno sguardo, seppur distante, che possa alimentare i miei mille sogni.

Desidero, desidero ardentemente che possiate sentirvi ebbri di gioia, tanto da circondare chiunque vi sta vicino e far loro sentire parte della meraviglia che accade a voi.

Desidero che possiate trovare la vostra strada.

A volte la preparazione del test d’ammissione offusca tutto il resto, e una volta messo piede nella realtà universitaria la passione scema, probabilmente perché non c’è mai stata, ma desidero che per voi il momento di realizzazione della vostra passione arrivi il prima possibile.

Prego che la strada che vi apprestate a intraprendere non sia troppo tortuosa, e se anche lo fosse, che il lascito a livello personale sia tanto da poter dire “ne era valsa la pena”.

Prego di cuore che il fuoco della passione nutra i vostri sogni, colori i vostri impegni, li intinga di realtà.

Ah quanto desidererei vedere negli occhi dei miei futuri colleghi una fiammella di desiderio, la stessa che vedo anche negli occhi di Sher.

Sarebbe meraviglioso sapervi liberi, sereni, e vivi come può essere vivo un alveare, e in una competizione con colleghi così, per me anche rimanere indietro sarebbe solo un’altra via di apprendimento.

Desidero che possiate credere nel vostro impegno fino in fondo, e ancora una volta nomino Sher perché la frase ho passato il test di cui parlava nella sua guida, l’aveva scritta sul mio diario una settimana dal test.

Se ce l’abbiamo fatta noi, ce la potete fare anche voi, perché so benissimo che nessuno dei due ha il QI oltre la media o memorie infallibili che possano darci una marcia in più, se non la forza di volontà.

E ora non mi resta più altro da dirvi se non che vi aspetto dall’altra parte del vostro traguardo, anche se potrà non essere quello che vi starete aspettando, lasciatevi sorprendere.

Un caloroso abbraccio a tutti!

Anwal 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 

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